L’addio a don Riboldi, “Vescovo fatto popolo, difensore della sua terra”

By on 14 dicembre 2017

Il saluto dei fedeli e delle autorità al Vescovo Emerito di Acerra ai funerali celebrati da monsignor Di Donna.

ACERRA – “Sull’esempio di don Riboldi rinnovate il vostro impegno civile contro la malavita e l’inquinamento del creato: non lasciamoci rubare la speranza”. E’ l’appello che il Vescovo di Acerra Antonio Di Donna ha rivolto al migliaio di fedeli che hanno affollato la Cattedrale in occasione della celebrazione dei funerali di don Antonio Riboldi, Vescovo Emerito della città. Un don Riboldi ribattezzato “profeta” che scuote le coscienze di un popolo addormentato. “Come quello acerrano” secondo Di Donna. Profeta perché ha aiutato la popolazione ad alzare la testa, soprattutto “i senzatutto” come lui amava chiamare da parroco quell’esercito di siciliani disperati del Belice e da Vescovo, ordinato da Papa Paolo VI, quella massa di poveri acerrani.

Ad ascoltare l’omaggio di Di Donna al suo predecessore – in mezzo l’Episcopato di Giovanni Rinaldi – il presidente della Regione Vincenzo De Luca, il neo procuratore capo di Nola Anna Maria Lucchetta, il presidente della Commissione Regionale anticamorra Carmine Mocerino, l’ex governatore della Campania Antonio Bassolino, i sindaci dei comuni della Diocesi e quello di Ottaviano, Luca Capasso, che ha annunciato l’intitolazione a don Riboldi di un piano del Castello Mediceo, lì dove lo stesso presule arrivò nella prima marcia anticamorra che la storia napoletana ricordi. “Un Vescovo fatto popolo, un difensore della città – ha sottolineato Di Donna nell’omelia – anche se ha creduto ingenuamente ad alcune promesse fatte, come la realizzazione ad Acerra del Polo Pediatrico o quando ha annunciato la dissociazione di centinaia di camorristi. Un rammarico, forse, è che non abbia capito in tempo ciò che stava avvenendo dal punto di vista ambientale, quando la camorra cambiava pelle e cominciava a sotterrare rifiuti”. Profeta, dunque, ma anche pastore “con l’odore delle pecore addosso”, avanti al suo popolo per guidarlo e dietro per proteggerlo.

“Appena arrivato ad Acerra aveva capito i ritardi della Chiesa locale che non aveva un ‘pastore’ sin dalla fine del Concilio Vaticano”. Ecco perché don Riboldi rilanciò subito il suo impegno con i laici e con il territorio, “nonostante i mass media dell’epoca e forse anche qualcuno attuale l’abbiano considerato ‘solo’ come il Vescovo anticamorra”. Un pastore vero contro ingiustizie e malavita che ha voluto a tutti i costi rimanere ad Acerra, dove è stato tumulato subito dopo la cerimonia funebre. “Ad Antonio Riboldi – l’annuncio del sindaco Raffaele Lettieri – verrà intitolata l’ex Casa del Fascio, acquisita di recente a patrimonio comunale. Un presidio di legalità al servizio di tutta Acerra”. Un’eredità umana che gli acerrani non devono disperdere, dunque, senza mai abbassare la testa perché come amava ripetere lo stesso Riboldi “per amore del mio popolo non tacerò“. Dal Vaticano il messaggio di Papa Francesco, che ha sottolineato le qualità di don Riboldi di “pastore premuroso per la sua terra”. Alla Diocesi di Acerra sono giunti messaggi di cordoglio, tra gli altri, anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalla Conferenza Episcopale Italiana e dallo scienziato Antonino Zichichi.

Centro Servizi Acerra